Commento a “L’ENIGMA QUANTICO. Quando la fisica incontra la coscienza”
Bruce Rosenblum e Fred Kuttner Edizioni Macro anno 2017
Più andavo avanti nella lettura e più una parte di me pensava che per il mese di agosto avrei potuto scegliere una lettura più leggera… Ma la mia mente curiosa mi spingeva avanti perché SPERAVA veramente che la scienza fosse riuscita a dimostrare che la strana bizzarria che nasce dagli esperimenti di fisica quantistica, cioè che è l’osservatore a creare la realtà, fosse arrivata ad una soluzione certa. Purtroppo mi sbagliavo e dopo oltre 350 pagine i due eminenti fisici e ricercatori americani mi hanno lasciato con queste parole “Quando la scienza non trova un accordo, potete scegliere voi da che parte stare!… [ognuno] può giungere alle proprie conclusioni. Ci auguriamo che anche le vostre, come le nostre, siano provvisorie”.
Non è mai una buona cosa sverlare come finisce un libro ma in questo caso è un riguardo nei confronti di chi lo leggerà per evitare la piccola “delusione” che ho provato io nello scoprire che ancora la scienza non è riuscita a spiegare “Dio” né tanto meno il perché il nostro universo è stato creato. E pensare che lo so benissimo che entrare in una esperienza con delle alte aspettative crea solo problemi!!! Quando leggo però me lo dimentico..
Ma andiamo per ordine. Nel complesso un buon libro se sei un appassionato di fisica quantistica. Pieno di particolari sulla vita, sugli esperimenti e teorie dei suoi grandi “fondatori” (Einstein, Bohm, Schrondiger, Planck, De Broglie, Heisenberg), passando attraverso il paradosso EPR, gli studi di Bell, Bohr e Weehler, per arrivare alle nuove sperimentazioni della teoria quantistica nei diversi settori (cosmologia, biologia, chimica, informatica). Mano a mano che vai avanti nella lettura sorge anche una sorta di simpatia e “compassione” per i fisici quantistici che dispongono di equazioni e calcoli matematici le cui conclusioni in ottanta anni di sperimentazioni non si sono MAI dimostrate sbagliate ma che si scontrano con il “mondo reale”. Infatti gli esperimenti di fisica quantistica dimostrano che l’osservatore crea la realtà e mettono quindi in discussione l’esistenza oggettiva di fenomeni indipendenti dalle nostre osservazioni. La domanda provocatoria che Einstein fece ad un fisico quantistico, se la Luna esistesse anche quando non la si sta osservando, è la dimostrazione della destabilizzazione che tale fisica ha portato e ancora porta nel mondo scientifico.
Il problema viene dal fatto che non è la teoria quantistica che porta al paradosso onda-particella ma sono gli esperimenti stessi che lo creano e quindi, essendo stati ripetuti centinaia di volte e riproducendo gli stessi risultati, mettono il mondo scientifico di fronte al “loro scheletro nell’armadio”. L’esperimento della doppia fenditura viene spiegato nei particolari e semplificato con l’esperimento delle due scatole per renderlo più comprensibile e la conclusione è sempre la stessa: “Riassumendo avreste potuto scegliere di dimostrare, tenendo aperte entrambe le fenditure che gli atomi sono onde diffuse. O aprendo una sola fenditura, avreste potuto scegliere di dimostrare esattamente l’opposto , ossia che gli atomi sono particelle compatte”. Quindi l’enigma quantistico emerge direttamente dalle osservazioni sperimentali e non dipende assolutamente dalla teoria quantistica. “la capacità di poter ottenere alternativamente due risultati contraddittori è sconcertante…. E’ più difficile ignorare un enigma che sorge durante l’osservazione empirica rispetto ad uno che nasce dalla teoria”. Il risultato cambia profondamente a seconda di ciò che voi scegliere di osservare. Ma l’enigma si spinge anche oltre. Nel 1984 il cosmologo quantistico John Wheeler suggerì di creare un esperimento in cui avrebbe rimandato ad un momento successivo la scelta di quale tipo di esperimento condurre (dimostrare che il fotone è onda o particella) rispetto al momento in cui il fotone veniva effettivamente sparato nella fenditura per vedere se la teoria quantistica era ancora verificabile e cioè se l’osservatore creava la sua storia relativa. L’esperimento nella versione più rigorosa fu possibile a livello tecnologico solo nel 2007 ma confermò la validità della tesi. “Notiamo una bizzarra inversione dell’ordine normale del tempo… Un effetto inevitabile su ciò che abbiamo il diritto di osservare sulla storia già passata del fotone”. Per capirlo meglio immaginiamo il noto esperimento mentale del gatto di Schrodinger. Supponiamo che il gatto fosse stato rinchiuso nella scatola e l’atomo proiettato contro lo specchio semitrasparente otto ore prima che voi guardaste. Durante quel lasso di tempo il sistema inosservato si sarebbe evoluto: se l’osservatore trova il gatto vivo visto che sono passate otto ore sarebbe affamato e se lo trova morto un buon patologo determinerebbe che la morte risale a otto ore prima. “La vostra osservazione non crea soltanto la realtà vigente, ma anche la storia appropriata a quella realtà”.
A questo punto si capisce perché nonostante siano passati ottanta anni ancora l’enigma fa letteralmente impazzire gli scienziati, perché non ha senso logico per la nostra mente e va contro il buon senso comune.
Questa è la parte più interessante a mio avviso del libro, nel 2007 è stato dimostrato che l’osservatore crea la realtà ma al tempo stesso anche la storia che ha portato a quella specifica realtà. Si può quindi ipotizzare in maniera sufficientemente scientifica che se io cambio l’osservazione della mia realtà attraverso un processo di perdono, una costellazione familiare o una riprogrammazione delle mie credenze inconsce (o attraverso qualunque altra tecnica.. non vorrei mettere limiti) allora anche la storia che mi porta a quella nuova realtà cambierà, posso riscrivere il mio passato!!!. In realtà i miei grandi maestri e insegnanti l’hanno sempre sostenuto e io lo sentivo vero in fondo al cuore, ma sapere che anche la scienza va in quella direzione è assolutamente confortante. E ovviamente una parte della mia mente continua a dire che non è possibile (forse è per questo che leggo tanti libri, sono ancora in cerca di qualche prova a cui la mia mente si possa arrendere…).
Ma come hanno fatto gli scienziati ad evitare l’enigma quantistico e tutte le sue conseguenze sulla visione della realtà dall’inizio del XX secolo ad oggi? Nella famosa conferenza di Copenhagen del 1930 Niels Bohr postulò l’interpretazione di Copenhagen che divide il regno macroscopico da quello microscopico e “visto che noi non interagiamo mai direttamente con le entità quantistiche del regno microscopico non è necessario preoccuparsi della realtà fisica delle stesse (o della sua esistenza)”. All’estremo secondo questa interpretazione “le entità in scala atomica esistono soltanto in una specie di reame astratto e non nel mondo fisico. Se è così non c’è alcun problema nel fatto che “non abbiano senso””. Ma se il regno microscopico consta solamente di possibilità come fa la fisica a giustificare i piccoli oggetti di cui i grandi oggetti sono composti? Nonostante fosse un’interpretazione audace è stata accettata per molto tempo perché permetteva di lasciare “lo scheletro nell’armadio”.
Soprattutto negli ultimi anni i fenomeni quantistici sono stati estesi a oggetti sempre più grandi e, particolare ancora più significativo, a oggetti che mantenevano un contatto sostanziale con l’ambiente macroscopico. Nel 1997 un ammasso di svariati milioni di atomi di sodio in stato quantistico è stato posizionato in due punti separati tra loro da una distanza superiore ad un capello umano, piccola ma macroscopicamente visibile. L’intero ammasso era contemporaneamente in due punti.
Nel 2010 una barretta di metallo lunga solo un millesimo di millimetro ma visibile ad occhio nudo è stata messa in uno stato di vibrazione simultanea, “praticamente la barretta stava ferma e si muoveva allo stesso momento (ed ecco tornare alla mente le immagini di un gatto vivo e morto allo stesso tempo!!)”.

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A quantum drum has become the first visible object to be put into a superposition of quantum states.A. Olsen/iStockphoto From NATURE international Weekly Journal of Science

Altri esperimenti si stanno portando avanti con coppie di specchi che possono pesare da pochi grammi a 40 Kg. oppure in ambito biologico con i virus. Alcuni studi innovativi in ambito biologico riportano prove dell’esistenza della coerenza quantistica (nella fattispecie sovrapposizione e correlazione) nei sistemi biologici in particolare in processi quali fotosintesi e visione e addirittura all’interno del cervello umano.
La posizione ortodossa dell’interpretazione di Copenhagen sta crollando. La netta separazione tra mondo macroscopico e microscopico è stata confutata e riporta alla ribalta oggi ancora di più la convinzione che il nostro universo si basa totalmente sulla fisica quantistica ma la dimostrazione sperimentale non può essere fornita perché non possediamo ancora una tecnologia che possa isolare in maniera totale oggetti macroscopici. E come suggeriva John Bell “il nuovo modo di vedere le cose comporterà un salto immaginativo che ci sorprenderà incredibilmente”.
Io lo spero.
Con Amore

Elena

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